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Oliviero Santini

Tempo fa, sistemando le cose personali di Oliviero, fra una pagina e l’altra di un libro trovai degli schizzi fatti da lui. Non sapevo che fosse così bravo a disegnare. So che era appassionato di grafica, aveva padronanza dei migliori programmi e in passato aveva avuto esperienze lavorative come grafico. L’arte visiva era il mondo che gli interessava più di tutti e questo è stato l’inizio di una strada che lo portò alla fotografia e in seguito alla creazione di Santini Photography.

Parlavamo proprio di arte visiva, durante la nostra prima conversazione. “Tutto quello che conta è l’idea; la tecnica è secondaria” mi disse, dopo che gli chiesi con quale fotocamera preferiva lavorare.

La sua storia non era comune, nacque in Danimarca, visse tutta l’infanzia in Africa e poi si trasferì in Italia. Il padre era un architetto e penso che questo inconsciamente abbia influenzato la sua scelta per la fotografia d’interni.

“Perché hai scelto la fotografia?” gli chiesi nel corso della nostra prima conversazione. “Non l’ho assolutamente scelta. È accaduto tutto in un modo così semplice e naturale” mi rispose di getto. Apprezzai moltissimo la sua onestà.

Lavorare con lui era un’esperienza unica. Mi diceva sempre: “anche un piccolo particolare, non considerato nel modo giusto, può rovinare una fotografia”. Era estremamente esigente, minuzioso e preciso.

Lo considero un talento “interrotto” ma la vita è così, non ti dice mai quanto tempo hai a disposizione.

Oliviero Santini

Some time ago, attending to some of Oliviero’s personal things, between some pages in a book I came across some sketches he’d done. I didn’t know he was such a talented illustrator. I knew he was passionate about art and design, he’d mastered most design softwares and had even worked as a graphic designer in the past. The visual arts were his world that stimulated him most and it was the beginning of his road toward photography and, ultimately, the creation of Santini Photography.

He’s spoken about the visual arts during the first hours that we’d met: “Everything that matters is the idea; technique comes second” he said, after I’d asked him which camera he preferred for his work.

His story was anything but ordinary. Born in Denmark, he spent his childhood in Africa before moving to Italy. His father was an architect, and I’m sure subconsciously this influenced his decision to shoot interior photography.

“Why did you choose photography?” I asked during our first conversation. “I absolutely didn’t choose it. It all fell into place so simply and naturally,” he responded without hesitation. I so appreciated his honestly.

Working with him was a unique experience. He’d always say: “even the smallest detail not carefully considered attentively could ruin a photograph.” He was extremely demanding, meticulous, and precise.

I consider Oliviero an “interrupted” talent, but such is life which never reveals how much time one has left.

 

Sona Stepanyan

Mai avrei pensato di occuparmi di fotografia, anche se era un elemento spesso presente nella mia vita. Ricordi d’infanzia mi riportano alla camera oscura dove mio padre sviluppava le fotografie in bianco e nero. Poi gli anni studenteschi, facoltà di regia di cinema ed ecco nuovamente la fotografia: lo studio, le luci, i filtri, gli esperimenti fotografici e tante altre cose. Insieme agli studi cominciai a lavorare in TV, e il ritmo frenetico del lavoro non mi lasciava molto spazio per i progetti creativi.

Nel 2010, durante un viaggio in Italia ho conosciuto Oliviero. Dopo due anni ci siamo sposati.

La passione e la dedizione che metteva nel suo lavoro era contagioso così non ho potuto fare a meno di unirmi a lui per sviluppare il suo grande progetto.

Ed è proprio questa passione contagiosa che, anche senza Oliviero, mi stimola adesso a “prendere cura” di Santini Photography.

La decisione è presa: mi dedico alla fotografia.

Sona Stepanyan

I’d never thought to enter the world of photography, even if it was a recurring element in my life. Memories from my childhood take me back to the dark room where my father developed black and white photographs. During my academic years I gravitated toward film production and once again photography: the studio, light, filters, photographic experimentation and many other things. While studying I began working in TV and the frenetic work life left me little time to dedicate to creative projects.

In 2010 during a trip to Italy I met Oliviero. Two years later we married.

The passion and dedication in his work was contagious and I couldn’t help but join him to develop his grand project.

It’s just this contagious passion that, even without Oliviero, stimulates me now to “take care” of Santini Photography.

The decision is made: I dedicate myself to photography.